ἑρμηνεία
Mi pare che alcuni punti del mio pensiero non siano stati capiti bene o da me spiegati con chiarezza. Vorrei porvi rimedio. Estraggo dal sito Filosofico.net una chiara spiegazione del concetto "agire senza agire".
Tutte le cose esistono nel Tao e il Tao è presente in tutte le cose. Finché le cose avvengono naturalmente, tutto è armonico e nulla turba l'equilibrio cosmico. L'uomo, se vuole vivere felice, deve seguire il Tao senza ostacolarlo. In questo senso, egli non deve agire, nel senso che non deve modificare l'armonia dell'universo. Se lo fa, allora non è più in accordo col Tao. Il principio della inazione (wu wei) non indica quindi il rimanere ozioso, senza far nulla, ma è piuttosto basato sul riconoscimento che l'uomo non è la misura e la sorgente di tutte le cose, ma lo è soltanto il Tao. La vita è vissuta bene solo quando l'uomo è in completa armonia con tutto l'universo e la sua azione è l'azione dell'universo che fluisce attraverso di lui. Il bene non viene compiuto dall'azione spinta dai desideri, ma dalla inazione (wu wei) che è ispirata alla semplicità del Tao. "Il Tao in eterno non agisce eppure non c'è nulla che non sia fatto. Se chi governa si attenesse ai suoi principi, gli esseri si svilupperebbero da soli. Se durante questo sviluppo crescesse il desiderio, basterà risvegliare in essi l'originaria semplicità di quello che non ha nome. La semplicità del senza-nome genera l'assenza del desiderio; l'assenza del desiderio genera la serenità, così l'impero si consolida da solo" (TTC, 37).
Il problema riguarda dunque il modo in cui si dovrebbe agire. La risposta è che si dovrebbe agire adottando la semplice via del Tao, non imponendo i proprio desideri al mondo ma seguendo la natura stessa. L'uomo deve conoscere le leggi che regolano i mutamenti delle cose per confermarsi ad esse; conoscendo tali leggi, l'uomo si renderà conto che è vano perseguire un fine diverso, poiché ogni cosa segue il proprio sviluppo, la propria intima legge. L'uomo deve liberarsi da ogni pensiero, passione, interesse, desiderio particolare per ritornare alla semplicità di quando era bambino; egli deve fare solo ciò che è necessario e naturale. Vivere semplicemente vuol dire vivere una vita in cui è ignorato il profitto, lasciata da parte la scaltrezza, minimizzato l'egoismo, ridotti i desideri. Non bisogna cioè agire con artifici e deformazioni ma lasciare che le cose si compiano in modo spontaneo e naturale.
In questo testo si trovano sia gli estremi del mio errore sia il cammino da seguire per cercare di porvi rimedio. Non voglio evitare le critiche mossemi circa l'aver atteso troppo; è stata una sclta ragionata, fondata su quanto scritto sopra, di cui sono pronto ad assumermi le eventuali conseguenze.
Il mio carattere mi spinge ad agire solo dopo aver maturato la consapevolezza che la via da intraprendere è giusta e ha margini di successo. Tutte le volte che ho agito avventatamente, d'impulso, ho sempre fatto grossi sbagli. Dunque trovo logico attendere piuttosto che rischiare un "vaff". Ciò non vol dire che non tengo alla risoluzione del conflitto: se così fosse semplicemente non penserei a modus operandi alternativi.
Mettere fretta ad una riflessione, specie se importante o difficile, non giova sicuramente al risultato. Si dovrebbe agire non perchè spinti dala voglia di agire, ma perchè spinti da un equilibrio interiore ed esteriore.